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Grave il silenzio assenso previsto nella riforma pubblica amministrazione

E’ grave e senza precedenti l’introduzione del silenzio-assenso nei procedimenti per la tutela del paesaggio, dei beni culturali e dell’ambiente FAI – Fondo Ambiente Italiano e WWF Italia denunciano l’introduzione del meccanismo di silenzio-assenso nel disegno di legge…

E’ grave e senza precedenti l’introduzione del silenzio-assenso nei procedimenti per la tutela del paesaggio,
dei beni culturali e dell’ambiente

FAI – Fondo Ambiente Italiano e WWF Italia denunciano l’introduzione del meccanismo di silenzio-assenso nel disegno di legge Madia sulla riorganizzazione delle Pubbliche Amministrazioni e chiedono ai Senatori di cancellare quanto disposto all’art. 3.

L’articolo 3, sotto il titolo “Silenzio-assenso tra amministrazioni”, ha l’effetto di equiparare il silenzio dell’amministrazione preposta alla tutela del paesaggio, dei beni culturali e dell’ambiente a un atto di assenso.
FAI e WWF avevano già evidenziato una forte criticità in quanto stabilito dall’art. 25 del decreto Sblocca Italia, che svuota il parere delle Soprintendenze della sua natura vincolante, comunque prevista dalla legge.

Nel Disegno di legge Madia tale svuotamento si fa esplicito nella formula del silenzio-assenso esteso ad ogni processo decisionale – comprese le Conferenze dei Servizi – e a tutte le diverse amministrazioni preposte alla tutela: Sovrintendenze, Enti Parco ecc.  Dopo 60 giorni dalla richiesta di un’autorizzazione, “anche nei casi in cui prevista l’acquisizione di assensi, concerti, nulla osta comunque denominati di amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, dei beni culturali e della salute dei cittadini”, il silenzio di tali amministrazioni equivarrà a un atto di assenso.

FAI e WWF sottolineano – nelle osservazioni presentate ai membri della Commissione Affari Costituzionali del Senato in coincidenza con la scadenza del termine per la presentazione degli emendamenti – come questo pericolosamente accada per la prima volta nel nostro ordinamento, producendo di fatto un grave indebolimento della tutela dell’ambiente, dei beni culturali e del paesaggio, che è un diritto sancito dalla Costituzione, ai sensi dell’art. 7.

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