Nel momento in cui al centro del dibattito pubblico di questi giorni, in vista del Consiglio dei Ministri di lunedì 7 dicembre in cui si discuterà del tema, c’è un confronto su come il nostro Paese debba attrezzarsi per meglio definire e gestire efficacemente le linee di intervento e i progetti del Piano Nazionale per il Rilancio e la Resilienza, per il WWF è fondamentale che le competenze in materia di ambiente e di sostenibilità siano al centro anche della governance politico-istituzionale ed operativa del PNRR se davvero si vuole, come già più volte indicato dalle istituzioni europee e dallo stesso Governo, perseguire l’obiettivo dell’innovazione verde e digitale, più volte richiamata.
D’altra parte il Governo sa, come richiesto dalla Commissione Europea, che almeno il 37% dei progetti del PNRR devono già ora contribuire a lanciare l’economia decarbonizzata e rigenerativa, rispettando la tassonomia europea (esclusione dei combustibili fossili) e come ci sia un dibattito in Europa sulla necessità destinare una quota aggiuntiva (fino a traguardare il 40% per azioni per il clima e la biodiversità) alla tutela e la valorizzazione della Natura d’Italia, che fa parte nel nostro Paese, assieme ai beni culturali, artistici e archeologici, degli asset per il rilancio dell’Italia su scala internazionale
Ciò significa per il WWF che anche il Ministero dell’Ambiente deve far parte della cabina di regia politico-istituzionale. Anzi, proprio per rispondere alle nuove sfide che l’Italia deve affrontare, il suo ruolo e la sua operatività dovrebbero essere rafforzati e adeguati, fino ad arrivare così come il WWF ha chiesto nelle ultime elezioni politiche, ad un “Ministero per la transizione ecologica e lo sviluppo sostenibile”, analogamente a quello che è successo in Francia da tempo.
Ciò comporta, secondo il WWF, che qualunque sia la configurazione della struttura esecutiva per l’attuazione del PNRR, in capo al Comitato Interministeriale per gli Affari Europei (CIAE), ci debba essere una forte caratterizzazione di competenze innovative, di carattere anche tecnico-scientifico, nella selezione dei manager che dovranno gestire il percorso verso un’economia decarbonizzata, circolare e sostenibile e che valorizzi il nostro capitale naturale e che è opportuno non abbiano ruoli operativi in aziende anche partecipate, possibili beneficiarie dei fondi messi a disposizione dallo strumento Next Generation EU.
Il WWF ricorda, infatti, che ci vogliono competenze e professionalità adeguate, in chiave green, per gestire almeno 3 delle 6 missioni che il Governo ha indicato che siano alla base del PNRR de la transizione ecologica e la resilienza dei sistemi produttivi a shock ambientali e di salute(come si legge nel DEF): la digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo; la rivoluzione verde e transizione ecologica; le infrastrutture per la mobilità.
Il WWF ritiene, inoltre, che il governo debba tenere nella giusta considerazione le valutazioni ambientali del piano e dei progetti, imprescindibili per l’Europa e che oltre al confronto sulla migliore definizione del Piano con le forze sociali, promesso dal Presidente Conte, nel quale devono essere coinvolte anche le organizzazioni della società civile (a cominciare dalle associazioni ambientaliste), si debba creare un tavolo di confronto permanente per la gestione ex ante, in fase di realizzazione ed ex post dei progetti e le azioni attuative del PNRR